Energia rock e virtuosismo classico: Natalia Posnova

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Con il suo Queen Rhapsody Program sta girando in lungo e largo l’Europa regalando uno spettacolo di altissimo livello, un crossover show in cui la bella e talentuosa pianista presenta il repertorio della band inglese, riarrangiato in modo assolutamente peculiare grazie alle doti virtuosistiche e compositive che la contraddistinguono.

Il prossimo 23 Dicembre la vedremo esibirsi dal vivo al Teatro Q77 di Torino dove, per l’occasione, sarà affiancata dalla Royal Band – Queen Tribute (https://www.enjoyblog.it/musica/the-meeting-place/the-royal-band-queen-tribute-a-tu-per-tu-con-luca-spadaro/), unica data italiana del suo tour.

Uno spettacolo che si preannuncia come un bellissimo regalo di Natale non solo per i fans dei Queen ma, in generale, per gli amanti della bella musica; un evento da non lasciarsi sfuggire, come noi non ci siamo fatti scappare l’opportunità di parlare un po’ con lei, rimanendo colpiti dalla sua simpatia ed estrema affabilità.

Ciao Natalia, innanzitutto grazie per aver accettato il nostro invito, è davvero un grande piacere conoscerti. Entrando subito nel vivo, ci piacerebbe conoscere qualcosa di te e della tua storia partendo proprio dall’inizio. Quando hai cominciato a muovere i primi passi nel mondo della musica e chi o cosa ti ha ispirato al punto di desiderare di diventare una pianista?

Ho iniziato a studiare pianoforte a sei anni, ma anche prima di allora, come tutti i bambini, mi piaceva guardare i cartoni animati come Tom & Jerry, ascoltare la musica dei cartoni e altre canzoncine da bambini e mia madre notò che andavo al pianoforte riuscendo a riprodurle correttamente ad orecchio. Pensò che avessi un buon orecchio e un qualche talento musicale e che sarebbe stata una buona cosa mettere a frutto questa predisposizione, così cominciai a frequentare una scuola di musica. Non c’è stato qualcuno o qualcosa che mi ha ispirato se non il piacere di suonare in sé e riprodurre ad orecchio tutto ciò che ascoltavo.

Qual è stato il percorso che ha portato quella bambina che prendeva le sue prime lezioni di pianoforte all’artista che sei adesso?

“The long and winding road” come cantavano i Beatles… Guardando indietro devo dire che è stata una strada dura, molto impegnativa. Ho dovuto esercitarmi tutti giorni fin da bambina. All’inizio mia madre si sedeva accanto a me per sostenermi ed incitarmi ed io mi esercitavo per un’ora; poi le ore sono diventate due, tre, e quando ho approcciato il repertorio classico, Beethoven, Chopin, Rachmaninov, l’impegno è aumentato in modo esponenziale. Poi sono iniziati i concerti, i concorsi pianistici dove c’è una competizione estrema. È stata una strada lunga che mi ha portato ad acquisire un repertorio vastissimo e diversificato che adesso mi aiuta nei miei progetti “crossover” in cui posso utilizzare il repertorio classico e le capacità tecniche acquisite, ma è stata dura.

Sei sostanzialmente una pianista classica con una solida formazione classica alle spalle, ma sei evidentemente anche una grande appassionata della musica rock. A parte i Queen di cui parleremo dopo, quali sono i gruppi e i musicisti rock che più ti piace ascoltare e magari anche suonare nella tua vita privata?

Sono cresciuta ascoltando la musica dei Queen e dei Beatles, mio padre era un appassionato dei Beatles, era un professore universitario ma, per hobby, suonava in una tribute band dei Beatles nel ruolo di Paul Mc Cartney. Grazie a lui ho ascoltato tantissimo la loro musica. Poi mi piace Elton John e, tra gli italiani, Eros Ramazzotti che è molto popolare qui in Germania.

Dando uno sguardo alla tua discografia, dopo l’album The Favourites Vol. 1 che è un album classico, in tempi più recenti hai interpretato classici a tema natalizio; poi l’anno scorso, con Queen melodies, hai arrangiato e trasformato pezzi storici dei Queen in composizioni classiche per pianoforte. Pensi che l’arrangiamento, e più in generale, il poter dare la tua personale impronta ed interpretazione nell’esecuzione di pietre miliari della musica sia la modalità espressiva che più ti rappresenta rispetto a quella di pianista classica, tradizionalmente intesa, o si tratta di due dimensioni che senti entrambe tue?

Ho ricevuto una formazione classica completa e mi considero una pianista classica, poi ho avuto questa metamorfosi e mi sento molta più libera quando posso esprimermi attraverso l’arrangiamento e creare nuove composizioni per pianoforte partendo dalla musica rock. Il livello di difficoltà resta invariato, perché i miei arrangiamenti, per esempio dei Queen, presentano le stesse difficoltà tecniche di una brano classico, si tratta comunque di composizioni virtuosistiche e, quando mi preparo per un show di questo tipo, mi esercito né più né meno come se dovessi fare un concerto classico.

Veniamo allo spettacolo Queen Rhapsody in cui, come nell’album Queen Melodies, presenti pezzi storici dei Queen arrangiati in chiave classica e mescolati a pezzi classici. Com’è nato questo progetto?

Tutto è iniziato più o meno una decina d’anni fa. Allora eseguivo solo il reportorio classico ma ero arrivata ad un punto in cui non sentivo più quella spinta di cui avevo bisogno.

L’esecuzione fedele delle partiture classiche non mi bastava più, volevo fare qualcosa che nessun altro stava facendo, lasciare una mia impronta. Inoltre la musica classica è un genere di nicchia, mentre io volevo raggiungere più persone. Pensavo “Vorrei sostanzialmente usare la mie capacità, la mia esperienza e il reportorio classico per creare qualcosa di nuovo che possa raggiungere di più le persone, mescolando musica classica e musica pop o rock e suonando comunque ad un livello di cui sentirmi soddisfatta”. Volevo mettermi alla prova. Poi si trattava di decidere verso quali artisti orientarmi ed è accaduta una cosa buffa. Ricordo che era inverno, stava nevicando ed io mi sentivo triste per questioni di cuore. All’improvviso mi sono ricordata che quando ero bambina avevo sentito alla radio una canzone dei Queen, A winter’s tale e la volli ascoltare di nuovo e guardare il video. Sono cominciati a riaffiorare tutti i ricordi della mia infanzia e ho pensato “Che musica meravigliosa, che cantante!” e ho continuato ad ascoltare altre canzoni, a guardare altri video dei Queen e mi sono resa conto di aver trovato la risposta alla mia domanda. Avrei potuto scegliere i Beatles o i Deep Purple, ma la musica dei Queen è così operistica, teatrale, perciò puoi costruirci sopra pezzi per pianoforte come fossero pezzi di Rachmaninov. Così è nato il Queen Rhapsody Project. Il mio primo arrangiamento è stato Who wants to live forever. Da quel momento mi sono dimenticata del ragazzo che mi faceva soffrire e mi sono innamorata di Freddie Mercury! Poi ovviamente mi ci sono voluti anni per realizzare concretamente a questo progetto.

Ho potuto leggere le belle parole che Brian May ha usato nei tuoi confronti e so che parte del progetto legato ai Queen comprende anche alcuni singoli dello stesso May. C’è stata una sorta di collaborazione fra voi relativamente ai suoi brani?

Innanzitutto devo dire che per me arrangiare le canzoni di Freddie è più semplice rispetto a quelle di Brian, che sono essenzialmente pensate per la chitarra. Suonare We Will Rock You è stata una sfida perché gli accordi sono pochi, sostanzialmente assenti e non ci sono parti di piano. Ho dovuto lavorarci molto di più. Lo stesso dicasi per Stone Cold Crazy che è molto più veloce di We Will Rock You e dove ho dovuto comporre di sana pianta tutto l’arrangiamento, soprattutto la parte della mano sinistra che è completamente nuova. Quanto ai miei rapporti con Brian May, il primo contatto l’ho avuto dopo che lui ha visto il mio video e ha scritto di me sul suo sito web: è stata una sorpresa meravigliosa! Poi abbiamo iniziato a scriverci, gli ho inviato il video di un nuovo arrangiamento che lui ha apprezzato. Successivamente l’ho incontrato per la prima volta quando i Queen, con Adam Lambert, sono venuti in Germania. Avevo un pass per il backstage ed ero nervosa ed emozionata!

Lui era così tranquillo e rilassato, a solo mezz’ora prima di un concerto tutto esaurito davanti a 17.000 persone, che gli ho chiesto come facesse, io al suo posto sarei stata lì a riscaldarmi e lui mi ha risposto “Uhm, mi sono già scaldato un pochino”. Più che una collaborazione tra noi è nata una comunicazione. Gli ho chiesto quale canzone avesse piacere che io arrangiassi e lui mi ha dato un compito, ma è un segreto che non vi posso rivelare per il momento.

Passando alla collaborazione con la Royal Band – Queen tribute e al concerto del prossimo 23 dicembre che vi vedrà insieme protagonisti al Teatro Q77 di Torino, come sei venuta in contatto con loro?

Attraverso la Community di Queen Passion. Sono stata contatta e mi è stata proposta la collaborazione con i ragazzi della Royal e ho pensato che potesse essere una cosa molto interessante. Non vedo l’ora di venire in Italia con la mia musica e sono molto grata per questo invito (n.d.r. Queen Passion ha un seguito di oltre 70.000 persone in tutto il mondo, ed è molto attiva non solo nel ricordare ciò che i Queen hanno fatto in passato ma quello che possono rappresentare ancora oggi, come punto riferimento per progetti come quello di Natalia. Di qui il contatto e l’invito a venire nel nostro Paese, affiancata da una band di livello come la Royal Band Queen Tribute).

Immagino che questo concerto sarà un po’ diverso da altre tue esibizioni in cui sei accompagnata da un’orchestra. Senza voler dire troppo, puoi comunque anticiparci qualcosa?

Suonerò un set dal Queen Rhapsody Show Program, alternando brani per solo piano ad altri supportati da un’orchestra anche se non presente dal vivo, e ovviamente ci sarà tanta interazione con i ragazzi della Royal Band. Di più non posso dirvi, sarà una sorpresa!

E, aggiungiamo noi, conoscendo le doti di improvvisazione della Tribute band in questione e il talento di Natalia sarà sicuramente un’esibizione veramente unica e rara!