Il giro del mondo in 80 pezzi – Pat Metheny e il Viaggio. Are We Going With Him?

Se dovessimo associare un concetto o una sensazione alla musica di Pat Metheny, per molto tempo indissolubilmente legata al sound del Pat Mehteny Group, penseremmo sicuramente all’idea del viaggio.

Sarà in parte per il fatto che è sempre stata un po’ la nostra colonna sonora ideale nei lunghi viaggi in auto, in un vagone, o per mare… Con il Group, Metheny parte da un American Garage intorno alla metà degli anni 70, per arrivare presto alle vette della discografia e dei riconoscimenti del panorama jazz internazionale.

E ci ha cullato con le suggestioni di cori di voci sognanti e le morbide spazzolate sul rullante che sembrano l’incedere di un treno in Last Train Home (1987), fino a cavalcare i lunghi temi di San Lorenzo (1978), The Search (1979) o Minuano (1987).

Eppure, ridurre Pat Metheny a un semplice compagno di viaggio musicale sarebbe riduttivo. Cresciuto nel Midwest americano, grandi distese di terra e il senso di orizzonte aperto sembrano riflettersi nelle sue composizioni, in cui echeggia sovente il carattere folk-blues moderno di brani come James (1982), omaggio a James Taylor. La musica di Metheny è un lungo percorso in continua evoluzione su vari fronti. Si possono apprezzare in essa la cantabilità e lirismo dei temi, il grande interplay nei momenti di improvvisazione, senza dimenticare l’eccezionale estro ed attenzione nella scelta degli elementi ritmici. Il movimento costante tra generi, influenze e tecnologie, non le ha tuttavia mai impedito di conservare una sua identità e uno stile ben delineati, immediatamente riconoscibili.

Ma c’è anche un altro grande “viaggio”, rappresentato dalla continua esplorazione musicale che il chitarrista statunitense ha sempre inseguito nel suo percorso. Si pensi al meno noto ma anche più audace Metheny degli anni 80; quel Song X (1986), suonato ed inciso insieme al padre del free jazz Ornette Coleman, fu una sorta di rotta più spigolosa ed imprevedibile, certamente ben lontana dalla morbida ma complessa fluidità del Group (tranne riecheggiarne qua e là le intenzioni in brani proprio di quegli anni, come Offramp del 1982 e Forward March del 1984). Nel corso degli anni, varie evoluzioni stilistiche si sono succedute, in album come Imaginary Day (1997), Speaking of Now (2002) e The Way Up (2005).

Metheny non si è mai accontentato di restare nella sua comfort zone, arrivando a sperimentare in maniera pionieristica una grande varietà di strumenti diversi. Con la chitarra synth ha potuto riprodurre timbri e sonorità inusuali all’epoca per uno strumento a corde (potendo simulare dagli strumenti a fiato fino ai sintetizzatori).

In un ambito più acustico, la sua avanguardia forse più nota è la Pikasso Guitar costruita dalla liutaia canadese Linda Manzer, dotata di ben 42 corde disposte su tre manici diversi. Si arriva poi agli esperimenti più audaci come Orchestrion (2010), un progetto in cui la chitarra controllava un’intera orchestra di strumenti meccanici. E come non menzionare la chitarra sarda preparata, progettata e fatta costruire su misura dal suo stesso ideatore, il chitarrista ed etnomusicologo sassarese Paolo Angeli. Si tratta dell’adattamento di una chitarra baritono che può essere suonata anche con l’ausilio di meccanismi collegati ai piedi.

Per Metheny il viaggio non è solo una suggestione sonora, ma un’esperienza totale. Ed è così anche nella sua musica, che a volte sembra quasi chiederci se ad ogni suo ascolto, quell’Are You Going With Me? (1982) non sia proprio l’invito, strizzandoci l’occhio, a partire senza mappe, senza confini, con la sola certezza che il viaggio sarà sorprendente.