Federica Manzon – Alma – 2024

“C’era una volta un paese…” : si potrebbe prendere a prestito il finale di Underground (Palma d’oro a Cannes, 1995) per parlare di Alma, romanzo incentrato sul rapporto fra la protagonista e la città di Trieste, la Jugoslavia, la sua disgregazione (endogena ed esogena) e con una nazione (l’Italia) che invece resta come voltata da un’altra parte, incapace di comprendere e di interessarsi realmente a quel che succede ed è successo, negli anni, a cavallo del confine orientale. Nel fare questo riflette sull’identità dei personaggi che popolano il romanzo, sulle loro appartenenze e sull’importanza della memoria, troppo o troppo poco coltivata.

Il romanzo segue la protagonista e narratrice nei tre giorni della Pasqua ortodossa che passa a Trieste per incontrare Vili, suo amico d’infanzia, fratello, amante e poi antagonista durante la guerra civile degli anni 90, e per raccogliere l’eredità del padre.

In un continuo flashback sulla vita di Alma, un’anima divisa in due fra la famiglia materna erede della tradizione triestina mitteleuropea e asburgica, e il padre, funzionario sfuggente e misterioso di alto livello della Repubblica Federale Jugoslava, si alternano vicende personali e avvenimenti storici in cui la storia e la geografia, di Trieste e della Jugoslavia, si rincorrono e si influenzano a vicenda.

Per chi, come il sottoscritto, è diventato adulto assistendo al ritorno della guerra in Europa a poche centinaia di chilometri da casa, con la distruzione di un paese che aveva avuto un ruolo importantissimo e unico a livello globale (ancora Underground ci viene in soccorso qui, con le impressionanti immagini del funerale di Tito a cui assistettero capi di stato di ogni parte del mondo), si tratta di un romanzo importante e inatteso. Un romanzo che ci parla della formazione dell’identità di ognuno di noi, dell’importanza e della difficoltà di avere più radici da cui attingere, e rimette al centro della questione europea lo sventramento della Jugoslavia e delle terribili conseguenze del nazionalismo nel nostro continente (emblematica, da questo punto di vista, la descrizione dell’assedio di Vukovar che segnò la fine di ogni possibile ricomposizione federale).

Non vorrei con questo scoraggiare potenziali lettori e lettrici facendogli pensare che si tratti di un denso tomo di geopolitica: Alma è, al fondo, un bel romanzo di formazione “a posteriori”, in cui il finale, unica parte forse un po’ scontata del libro, permette di ridare un senso e di reinterpretare le relazioni e le vicende di una vita vissuta cercando di fuggire dalla propria formazione familiare.

Un libro da leggere e rileggere con passione, acquistato quasi per caso su una libreria alla festa dei circoli ARCI e che nei mesi successivi è arrivato fino a vincere il premio Campiello 2024.